Uno Stadio fatto bene, dicono.

Dunque. “Sì allo Stadio della Roma” ha annunciato ieri sera il Sindaco Raggi.

Provo ad immaginare un fantomatico dialogo tra l’Amministrazione di Roma Capitale (per semplificare M5s) e i proponenti (Parnasi e Pallotta, per semplificare P&P).

M5s: Sì allo Stadio, ma noi vogliamo #UnoStadioFattoBene. Non questo progetto, in cui ci sembra che il premio di cubature sia eccessivo, sia un regalo! Quindi sì allo Stadio ma via le torri!

P&P: Ok, via le torri.

M5s: Quindi sì allo stadio ma via il 50% di cubature, di cui il 60% nel business park!

P&P: Ok, via le cubature nel business park!

M5s: Quindi, sì allo stadio ma con l’inserimento nel progetto della bioarchitettura!

P&P: Ok, via il cemento e dentro legno e fotovoltaico.

Annuncio in diretta tv, applausi, sospiri di sollievo (pure il mio NdR), post trionfanti sui social e migliaia di click sul blog.

Riavvolgiamo il nastro.

“Sì allo Stadio della Roma” hanno annunciato ieri sera il Sindaco Raggi.

Adesso però propongo una seconda versione dello stesso ipotetico dialogo. Concedetemi l’artificio letterario.

P&P: Per il sì allo Stadio siamo disponibili a seguire le richieste del Comune, che vuole #UnoStadioFattoBene e ritiene che il premio di cubature concesso dalla precedente Amministrazione sia eccessivo.

M5s: Quindi via le torri di Libeskind?

P&P: Ok, via le torri.

M5s: Quindi via il 50% di cubature, di cui il 60% nel business park?

P&P: Ok, tagliamo le cubature.

M5s: Quindi inserimento nel progetto di bioarchitettura, alberi sui tetti?

P&P: E bioarchitettura sia! Se vi piace pure cartapesta e marzapane.

M5s: Quindi priorità alle opere utili alla città?

P&P: Certo. Messa in sicurezza dell’area di Decima e al potenziamento della ferrovia Roma-Lido!

M5s: Ma quindi sarebbero 200, no dico, DUE-CEN-TO, milioni in meno di “oneri”?

P&P: Perfetto, grazie. Allora sarebbero 200 milioni in meno di opere pubbliche.

Annuncio in diretta tv, applausi, sospiri di sollievo (pure il mio NdR), post trionfanti sui social e lunedì aspettiamo le quotazioni in Borsa.

Siamo sicuri di chi abbia vinto?

Intesa Comune Stadio della Roma Tor di Valle

Energia dall’immondizia.

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Sia chiaro, quella di Libero è immondizia. Immondizia generata, peraltro, da allusioni altrettanto nauseanti (da 0’33” dell’ormai famoso audio de La Stampa, qui) dell’assessore Berdini.

Facciamo bene ad indignarci tutti.

E fanno bene ad indignarsi i vertici, i deputati e i consiglieri del M5s.

Ma anche questa immondizia potrebbe rivelarsi utile. Potrebbe scatenare un insperato effetto biodigestione e produrre energia pulita. Magari, da domani, qualcuno tra le fila delle inossidabili milizie social pentastellate, tra i fedelissimi del “ma i Tg non lo dicono”, tra gli adepti del “Fate girare!”, quando dai siti della galassia Casaleggio riceverà la nuova bufala sulla Boldrini o il nuovo fotomontaggio sulla Boschi da “condividere tuttii!!!11!!!” si ricorderà di questa immondizia e di questa indignazione. E causerà un cortocircuito.

O no?

Chi condivide è complice.

Oggi sui social gira questa immagine.

Potrebbe anche passare inosservata, confusa tra i tanti inneggianti all’onestà-onestà, tra i l’ha fatto davvero!! e i guardate cosa ha scoperto!.

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Quanto ai giornalisti, aspetto il momento in cui saranno puniti…pesantemente!! Questa frase è il segno inequivocabile che il seme della violenza e dell’odio sociale su cui il Movimento 5 Stelle basa la ricerca del consenso ha attecchito per bene. Sapientemente innaffiato dalle bufale sui parenti della Boldrini o sulle dichiarazioni di Putin, accuratamente concimato dagli  scandalo!!11!fate girare! sui migranti negli hotel.

E poi mi chiedo. La Sindaca è a conoscenza di come viene usata la sua immagine dagli attivisti e dai siti di click-baiting della galassia Casaleggio? O forse anche queste fanno parte delle dichiarazioni  da concordare con lo staff della comunicazione come da diktat di Grillo? Perché l’ossessivo rilanciare slogan ed immagini come questa non è più una superficiale provocazione, né lo sfogo di un disagio, tantomeno la semplificazione “da tastiera” di una proposta elettorale. E’ l’adesione consapevole ad una visione meramente vendicativa e violenta dell’impegno politico.

E chi condivide è complice.

 

 

Differenze.

Un avviso di garanzia, un invito a comparire, non equivalgono a una condanna.

E’ un principio importante.

Ma non è semplice. Perché se non è accompagnato dalla disponibilità al confronto, all’analisi, alla discussione, all’autocritica, non è niente. Se non è accompagnato dal rispetto, non è niente.

E’ questa la differenza tra chi questo principio lo ha sempre sostenuto, e chi se ne avvale solo ora.

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Le tanto decantate “differenze”.

Neanche troppo sottili.

P.s. oh, se poi qualcuno questa disponibilità al confronto, all’analisi, alla discussione, all’autocritica, al rispetto le avesse riscontrate tra i link di Tze-Tze, La cosa, La fucina ecc. mi facesse un segno. Magari mi sono distratto.

I miei “Oscar d’Inchiostro” 2016!

Anche quest’anno, come da tradizione, propongo una piccolissima-personalissima-faziosissima selezione del mio anno da lettore. Un giochino, nulla di più, ma che mi diverte molto. Alle confermate categorie “Miglior Personaggio” e “Menzione Speciale” affianco, stavolta, una “Grassa Risata” e – ahimè – una delusione.

Oscar d'Inchiostro 2016

Il Miglior Personaggio è il vicequestore Rocco Schiavone di Antonio Manzini. Cupo, respingente, tormentato e silenzioso. Degno di Jo Nesbo. Insisto, la versione televisiva non gli rende giustizia.

La risata più grassa me la sono fatta leggendo La prima regola degli Shardana, di Giovanni Floris. Una storia d’amicizia alla “Stand by me”, con la Sardegna al posto dell’Oregon. Esilarante omaggio alla letteratura e alla cinematografia “cazzeggiona” degli anni Ottanta e Novanta. Dalla pallastrada di Stefano Benni, alle risse di Bud Spencer, dai Goonies alla trivialità dei cinepanettoni.

Menzione speciale per La guerriera dagli occhi verdi, di Marco Rovelli. Una preziosa non-fiction novel sulla vita di Avesta Harun e sul principio che ne ha animato la (purtroppo) breve vita di combattente curda: un paese non può essere libero, un popolo non può sentirsi libero, se le donne non lo sono.

E ora, la nota dolente. Grande delusione per Il turista di Massimo Carlotto. Un thriller debole, una spy story scontata, un personaggio, Pietro Sambo, incompiuto. Privo sia del cinismo da maudit che dell’empatia dell’eroe. Devo ancora riprendermi dallo shock.

E ora, come sempre, se qualche altro lettore ha voglia di fare lo stesso gioco…che inizi il dibattito!